Lettera aperta sul tema della salute mentale

Gentile Redazione

Sentiamo l’esigenza di inviarvi una lettera aperta in relazione alla recente tragedia accaduta nella famiglia Cattari di Sennori come da vostro articolo del 26/02/09 e seguenti. Chi scrive è un gruppo di educatori che da anni opera in servizi educativi e di inserimento lavorativo con persone con esperienza di patologia psichiatrica

Nel nostro percorso lavorativo abbiamo collaborato con i Servizi Sociali del Comune di Sennori conoscendo Nino e la sua storia di sofferenza. Il dramma accaduto ci propone l’opportunità di porre l’attenzione sul tema della salute mentale per cercare di non cedere alla tentazione del pensiero causalistico che vuole la madre come vittima e il figlio come suo “carnefice”. Questo al fine di evitare che nell’idea comune si produca pregiudizio e paura le quali possono avere come conseguenza l’esclusione di chi, agli occhi dei “normali”, appare “diverso”. Il disagio di chi è portatore di sofferenza mentale è spesso amplificato in modo consistente dal processo sociale di stigmatizzazione, isolamento e di progressiva invalidazione e tutto ciò concorre in maniera massiccia a mantenere ed aggravare nel tempo le condizioni di emarginazione iniziali sia dei pazienti che delle loro famiglie, tale processo, inoltre, è spesso derivante da stereotipi radicati culturalmente relativi all’imprevedibilità ed alla pericolosità sociale.

Abbiamo la convinzione che tra i vari fattori che producono sofferenza psichica c’è sicuramente anche quello ambientale inteso sia come contesto familiare che come ambiente sociale. Portare all’attenzione questo tema non vuole avere intenti accusatori nei confronti della famiglia o cercare eventuali colpevoli, soltanto suggerire una riflessione più ampia e una chiave di lettura più complessa dove la sofferenza di un figlio è la sofferenza di un nucleo familiare nel quale i ruoli si fondono e si confondono, dove il dolore passa da una generazione all’altra per fermarsi, tragicamente, in un atto estremo come quello di Nino.

Affrontare nella stampa i temi della sofferenza mentale si impone come atto di responsabilità al fine di evitare facili strumentalizzazioni e letture stereotipate di realtà complesse. Il disagio mentale non è il disagio del singolo ma deve essere il disagio della comunità nei termini in cui essa stessa deve prendersene carico, per questo tutti abbiamo da interrogarci sulla solitudine e la sofferenza di questa famiglia. Il messaggio che in questa sede vogliamo proporre è il seguente: per contenere e comprendere la sofferenza della malattia mentale bisogna entrarci in relazione. Per entrare in relazione intendiamo conoscere le persone e le loro storie familiari, non avere paura di offrire opportunità di amicizia, lavoro e affetto a chi ha questo tipo di esperienza. Vogliamo ancora condividere la posizione di chi ha già espresso sulla stampa che i Servizi Sanitari sono carenti nella presa in carico, ma anche affermare con forza che esiste la prevenzione e che si può operare, in presenza di politiche sociali sensibili, sul benessere della persona e non solo trovarsi a punire un atto di malessere estremo come quello di Nino. Sentiamo inoltre di ribadire la nostra vicinanza a Nino, gli siamo stati vicini nel nostro lavoro educativo e gli siamo vicini in questo momento, nel quale si sentirà ancora più solo.

Ci piacerebbe condividere, con chi opera nel settore e non solo, ulteriori riflessioni relative a questi temi all’indirizzo e.mail redazione@amistade.org.

Un gruppo di educatori

  • Stefano

    MESSAGGGIO INVIATO A redazione@amistade.org il 18/03/2009

    “Ho letto la lettera aperta da voi EDUCATORI scritta alla Nuova Sardegna del 10/marzo c.a.
    Sono rimasto a dir poco impressionato
    positivamente nel constatare che non è proprio nero il mondo. Esistono ancora delle persone che hanno la testa al posto giusto. In questo mondo che ha sempre fretta c’è ancora qualcuno che si..SOFFERMA a vedere quello che succede intorno a Loro.
    Adesso è ora di pranzo e
    quindi assolvo a questo rito ( anche piacevolmente ) ma piacerebbe anche a me scambiare punto di vista in materia di DIVERSAMENTE
    ABILI…) iL PROBLEMA LO VIVO TUTTI I GIORNI. Ho figli così detti diversamente abili.
    Hasta luego”
    lucanero@virgilio.it
    antocatta@alice.it